PolemicoApri nell'app
DUALITÀpolitica5 agosto 2026

Autonomia differenziata: federalismo che responsabilizza o Italia a due velocità?

di Redazione POLEMICO

Autonomia differenziata: federalismo che responsabilizza o Italia a due velocità?

Foto: Ank Kumar · CC BY-SA 4.0

L'autonomia differenziata è la riforma che consente alle Regioni a statuto ordinario di chiedere competenze aggiuntive in materie oggi condivise con lo Stato: dalla sanità all'istruzione, dalle infrastrutture all'energia. Approvata dal Parlamento, la legge ha però incassato nel novembre 2024 una pronuncia della Corte costituzionale che ha bocciato sette punti del testo, quelli relativi ai Livelli Essenziali delle Prestazioni: i LEP, cioè lo standard minimo di servizi che deve essere garantito ovunque, sono stati giudicati definiti in modo vago e privi di criteri chiari. Da allora l'attuazione è sostanzialmente ferma. È l'unica delle grandi riforme costituzionali della legislatura ancora formalmente in piedi: il premierato è stato accantonato, la riforma della giustizia è stata bocciata dal referendum del marzo 2026. E proprio per questo la Lega ha ripreso a spingere.

A FAVORE

Chi sostiene l'autonomia parte dal principio di responsabilità. Oggi chi decide come spendere e chi risponde del risultato spesso non coincidono: la Regione gestisce, lo Stato finanzia, e il cittadino non sa a chi imputare un servizio che non funziona. Avvicinare la decisione al territorio, in questa lettura, rende visibile la responsabilità politica e quindi punibile con il voto. Il secondo argomento riguarda l'efficienza dimostrata. Alcune Regioni gestiscono la sanità con esiti e conti migliori della media nazionale, e ricevono pazienti in mobilità da tutto il Paese. I sostenitori chiedono perché un'amministrazione che funziona debba muoversi alla velocità della più lenta, e sostengono che le competenze aggiuntive premino chi ha già dimostrato di saperle usare. Terzo, il confronto europeo. Germania, Spagna e Austria hanno sistemi con forti competenze regionali e non per questo sono paesi disgregati: la differenziazione, sostengono i favorevoli, è normale nelle democrazie di dimensioni comparabili, e l'Italia è semmai un'anomalia centralista che ha già le Regioni a statuto speciale. Infine la risposta all'obiezione principale: la legge subordina il trasferimento delle materie proprio alla definizione dei LEP e al loro finanziamento. Chi la difende osserva che il meccanismo di garanzia è scritto dentro la riforma, e che il problema sollevato dalla Corte riguarda come i LEP sono stati definiti, non il fatto che debbano esserci.

CONTRO

I critici replicano che è esattamente lì che la riforma si rompe. La Corte costituzionale non ha censurato un dettaglio tecnico: ha detto che i livelli essenziali erano definiti in modo vago e senza criteri chiari. Se i LEP non sono determinati e finanziati prima, il trasferimento delle competenze si traduce nel consolidamento delle disuguaglianze esistenti, perché ogni Regione parte da dove si trova. Il secondo argomento è il finanziamento. Il nodo mai risolto è se le materie trasferite vengano finanziate sulla base della spesa storica, che fotografa i divari attuali e li cristallizza, o sui fabbisogni standard, che richiederebbero però risorse aggiuntive che nessuno ha stanziato. Finché questa domanda resta senza risposta, sostengono i contrari, discutere di autonomia è discutere di una scatola vuota. Terzo, la frammentazione. Ventuno sistemi scolastici o sanitari con regole diverse creano costi di coordinamento reali: per un'impresa che opera in più regioni, per un medico che si trasferisce, per una famiglia che cambia città. I critici sostengono che i benefici della differenziazione siano concentrati in poche amministrazioni forti mentre i costi si distribuiscono su tutti. Infine l'obiezione politica: la riforma è stata approvata, poi ridimensionata dalla Corte, e ora viene rilanciata mentre il resto dell'agenda costituzionale del governo è naufragata. Per gli oppositori il rilancio non risponde a un'urgenza dei territori ma a un equilibrio interno alla maggioranza, e le regole su come si tiene insieme un Paese non dovrebbero dipendere da quello.

Il punto tecnico e il punto politico coincidono: senza LEP definiti, misurati e finanziati, l'autonomia differenziata resta un titolo senza contenuto. Definirli però significa dire ad alta voce quanto costa garantire lo stesso asilo nido, lo stesso trasporto e la stessa assistenza in Calabria e in Lombardia. È una cifra che nessun governo, di nessun colore, ha voluto mettere per iscritto.

OPINIONE PUBBLICA0 voti

Vota sull'app per far pesare la tua posizione.

Discussione

Unisciti alla discussione sull'app

Continua a leggere sull'app

Scarica Polemico per votare, commentare e partecipare al dibattito.