Premierato accantonato: il bilancio delle riforme costituzionali
di Redazione POLEMICO

Foto: Alexkom000 · CC BY 4.0
Il premierato, l'elezione diretta del presidente del Consiglio che era la riforma più identitaria della presidente Giorgia Meloni, risulta di fatto accantonato. Il quadro complessivo delle riforme costituzionali di questa legislatura è quindi il seguente: la riforma della giustizia è stata bocciata dal referendum del 22-23 marzo 2026, il premierato è uscito dall'agenda concreta, la legge elettorale procede con difficoltà al Senato dopo l'approvazione alla Camera del 16 luglio. L'unica che prosegue è l'autonomia differenziata, bandiera della Lega, a sua volta rallentata dalla pronuncia della Corte costituzionale del novembre 2024 sui livelli essenziali delle prestazioni. A maggio 2026 il governo ha raggiunto il secondo posto tra i più longevi della storia repubblicana.
CONTESTO
La distanza tra durata e capacità riformatrice è il dato che caratterizza questa fase. Un esecutivo tra i più stabili di sempre sul piano della tenuta parlamentare non è riuscito a portare a termine nessuna delle tre grandi revisioni costituzionali annunciate a inizio legislatura. Il premierato aveva incontrato ostacoli sia tecnici sia politici: il rapporto con i poteri del presidente della Repubblica, il meccanismo di sostituzione del premier eletto in caso di crisi, e la necessità di una maggioranza qualificata o di un referendum confermativo dall'esito incerto, reso ancora più incerto dal precedente di marzo. Restano operative le riforme approvate con legge ordinaria, che non richiedono passaggio referendario e che rappresentano la parte di agenda effettivamente realizzata.
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