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SVILUPPOgiustizia5 agosto 2026

Riforma della giustizia: cosa resta dopo la vittoria del No

di Redazione POLEMICO

Riforma della giustizia: cosa resta dopo la vittoria del No

Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 ha bocciato la riforma della giustizia. Il No ha prevalso con circa il 53% dei voti validi, impedendo l'entrata in vigore del testo approvato dal Parlamento. Cadono quindi tutti e tre i pilastri della riforma: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti, e l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare come organo autonomo per i procedimenti sui magistrati. Trattandosi di referendum costituzionale, non era previsto alcun quorum: la validità della consultazione non dipendeva dall'affluenza ma solo dalla maggioranza dei voti espressi. Il risultato ha rappresentato una sconfitta politica per il governo, che aveva sostenuto apertamente la revisione costituzionale.

CONTESTO

La riforma nasceva dalla legge Nordio e attraversava l'intera legislatura: era la bandiera identitaria soprattutto di Forza Italia, che sulla separazione delle carriere insiste dai tempi di Berlusconi. Con la bocciatura, l'assetto costituzionale della magistratura resta quello attuale: carriere unificate, un solo CSM, disciplina interna all'organo di autogoverno. Restano invece in vigore le parti della riforma della giustizia approvate con legge ordinaria, che il referendum non toccava. La sconfitta si somma allo stallo del premierato e alla difficoltà sulla legge elettorale, componendo il bilancio delle riforme costituzionali di questa legislatura. L'unica ancora formalmente in piedi è l'autonomia differenziata, a sua volta ridimensionata dalla Corte costituzionale sui livelli essenziali delle prestazioni.

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