Legge antisemitismo: tutela o bavaglio a Israele?
Redazione POLEMICO

Foto: Presidenza della Repubblica · Attribution
Il 4 marzo 2026 il Senato ha approvato il disegno di legge contro l'antisemitismo con 105 sì, 24 no e 21 astenuti. Il testo adotta la definizione operativa formulata dall'International Holocaust Remembrance Alliance il 26 maggio 2016 e precisa che criticare lo Stato di Israele come si critica qualunque altro paese non costituisce di per sé antisemitismo. Il 30 settembre la commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato mandato al relatore Paolo Emilio Russo di Forza Italia, dopo l'appello all'unità della senatrice a vita Liliana Segre e l'astensione dal voto del Partito Democratico. L'aula vota il 2 ottobre: resta da decidere se la tutela prevale sul rischio di colpire chi critica un governo straniero.
Chi sostiene la legge parte da un dato: in commissione il 30 settembre il mandato al relatore è passato con il voto della maggioranza e di Italia Viva, mentre M5S e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro e il Pd non ha partecipato. Per l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si tratta di una priorità nazionale condivisa, utile a dare una definizione giuridica chiara a un fenomeno che la sola legge Mancino del 1993 sull'odio razziale non nomina mai in modo specifico.
Il punto di forza di questa posizione è la clausola di salvaguardia che lo stesso testo contiene: la critica a Israele paragonabile a quella rivolta a qualsiasi altro paese resta lecita, e la definizione Ihra con i suoi indicatori serve a dare ai giudici un metro oggettivo nei casi di odio antiebraico conclamato, non a Israele come stato. Il Senato l'ha già approvata il 4 marzo con un margine netto, 105 voti contro 24, e diciannove paesi europei hanno adottato la stessa definizione Ihra senza che questo abbia prodotto, secondo i promotori, un'ondata di censura sulla critica alla politica israeliana.
Chi si oppone parte da un'obiezione tecnica e da una politica. Il Pd aveva chiesto di modificare proprio la definizione Ihra prima del voto in commissione del 30 settembre, e non avendo ottenuto le correzioni volute ha scelto di non partecipare al voto invece di votare contro o a favore. Il direttore de il Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha scritto lo stesso 30 settembre che la legge rischia di diventare un bavaglio per chi critica i governi israeliani durante la guerra a Gaza, definendola superflua perché la legge Mancino del 1993 già punisce l'istigazione all'odio su base etnica e religiosa.
Il nodo per questa posizione non è la tutela degli ebrei in sé, che nessuno contesta, ma gli indicatori allegati alla definizione Ihra: includono esempi che equiparano certe critiche allo Stato di Israele a manifestazioni di antisemitismo, e la clausola di salvaguardia aggiunta nel testo, per chi la contesta, resta un emendamento successivo e non elimina l'ambiguità di partenza. Al Senato il 4 marzo ventuno senatori, in gran parte del Pd, hanno scelto l'astensione proprio per questo: non abbastanza contrari da bocciare la legge, non abbastanza convinti da votarla.
Il nodo che resta aperto riguarda chi deciderà, caso per caso, dove finisce la critica legittima a un governo e dove inizia l'odio verso una comunità. La clausola di salvaguardia sulla critica a Israele prova a tracciare quel confine sulla carta, ma il 2 ottobre l'aula della Camera dirà se basta a convincere anche chi finora si è astenuto o ha votato contro. Il voto popolare qui sotto non sostituisce quello parlamentare, ma misura quanto l'opinione pubblica si senta rappresentata dall'una o dall'altra lettura.
Cosa prevede la legge contro l'antisemitismo approvata al Senato? Adotta la definizione operativa di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance del 26 maggio 2016, con i relativi indicatori, ai fini dell'applicazione giudiziaria.
La legge vieta di criticare il governo israeliano? Il testo precisa che la critica allo Stato di Israele paragonabile a quella rivolta a qualsiasi altro paese non è di per sé antisemitismo, ma i critici contestano gli indicatori Ihra allegati al testo.
Quando vota la Camera il testo definitivo? Il 2 ottobre 2026, dopo il mandato al relatore Paolo Emilio Russo approvato in commissione Affari Costituzionali il 30 settembre.
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