Contributo banche in manovra: equità o patto tradito?
Redazione POLEMICO

La manovra 2027 cerca coperture e il governo guarda ancora alle banche. Il ministro dell'Economia Giorgetti ha detto che banche, assicurazioni ed eventualmente società energetiche saranno chiamate a sostenere la legge di bilancio, con un'ipotesi di partenza tra 2 e 3 miliardi di euro. Il 7 ottobre 2026 il presidente dell'Abi Antonio Patuelli ha risposto di no a un nuovo contributo, richiamando l'accordo triennale già firmato con la manovra 2026. Il Documento programmatico di bilancio va inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre e il disegno di legge è atteso in Parlamento entro il 20. La scelta in gioco è semplice: chiedere altro al settore bancario oppure rispettare l'intesa già sottoscritta.
Chi vuole un nuovo contributo parte dalla dimensione dello sforzo richiesto al Paese. Il Consiglio dei ministri del 2 ottobre ha approvato uno scostamento da circa 29 miliardi per energia e difesa, e il governo deve trovare risorse senza scaricarle tutte su famiglie e imprese. Matteo Salvini chiede almeno 5 miliardi dal settore, in forma volontaria e concordata, sostenendo che chi ha registrato profitti elevati in anni di tassi alti può contribuire a sicurezza e sostegno ai redditi. Il precedente citato è la Spagna, dove la tassa sugli extraprofitti bancari è stata approvata a fine 2024 ed è valida per il triennio 2025-2027. Per i sostenitori, un contributo temporaneo e negoziato non è un esproprio, ma una scelta di equità fiscale quando le casse pubbliche sono sotto pressione e la pressione fiscale è già al 42,9 per cento. La stessa cifra indicata da Giorgetti, tra 2 e 3 miliardi, viene giudicata dai favorevoli proporzionata e per nulla punitiva.
Chi si oppone parte dalla parola data. Patuelli ricorda che esiste un accordo triennale da circa 10 miliardi di euro, concluso con la manovra 2026, fatto di rinvio della deducibilità fiscale e liberazione di riserve di capitale. Il presidente dell'Abi ha osservato che se i contratti con i privati sono validi, a maggior ragione deve esserlo un contratto con il pubblico. Forza Italia, con Antonio Tajani, respinge nuove tasse sul settore e preferisce un'intesa negoziata. Gli oppositori aggiungono che la certezza delle regole conta per chi investe, e che il Mef stesso, secondo le ricostruzioni, non ha fatto propria la proposta leghista: più concorrenza tra gli istituti riduce le rendite di posizione meglio di un prelievo. Un nuovo contributo, nella loro lettura, rischia di ricadere su famiglie e imprese attraverso il costo del credito e dei servizi, e di indebolire il valore di ogni accordo futuro. Per questo chiedono di aspettare la scadenza naturale dell'intesa, invece di riaprirla dopo appena un anno.
Il nodo che resta aperto è se un patto pluriennale con lo Stato possa essere riaperto quando i conti lo richiedono, e a quale prezzo per la credibilità delle regole. Entrambe le tesi hanno argomenti seri: l'equità verso chi paga le tasse e il rispetto degli impegni presi. Su POLEMICO puoi votare PRO o CONTRO il nuovo contributo delle banche in manovra: il dato aggregato dei voti mostrerà come la pensano gli utenti.
Quanto vuole il governo dalle banche nella manovra 2027? L'ipotesi di partenza è tra 2 e 3 miliardi di euro da banche e assicurazioni. Matteo Salvini chiede almeno 5 miliardi, mentre Forza Italia si oppone a nuove tasse sul settore.
Perché l'Abi dice no al contributo? Perché esiste già un accordo triennale da circa 10 miliardi, concluso con la manovra 2026. Il presidente Antonio Patuelli lo ha ribadito il 7 ottobre 2026.
Una tassa sulle banche esiste già altrove? In Spagna la tassa sugli extraprofitti bancari è stata approvata a fine 2024 ed è valida per il triennio 2025-2027.
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