PolemicoApri nell'app
DUALITÀgiustizia5 agosto 2026

Legittima difesa: la legge va cambiata o funziona esattamente come deve?

di Redazione POLEMICO

Legittima difesa: la legge va cambiata o funziona esattamente come deve?

Foto: Dietmar Rabich · CC BY-SA 4.0

La Corte di Cassazione ha reso definitiva nel luglio 2026 la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il gioielliere di Gallo di Grinzane Cavour che nel 2021 uccise due rapinatori in fuga. Confermato anche il risarcimento di 780mila euro alle famiglie delle vittime. I giudici hanno escluso la legittima difesa con una motivazione netta: nel momento degli spari, l'incolumità di Roggero e della sua famiglia non era più in pericolo, perché i rapinatori erano già usciti dal negozio. Usare la forza letale per difendere soltanto il patrimonio è stato ritenuto sproporzionato. La sentenza ha riacceso un dibattito che in Italia si ripresenta a ogni caso di cronaca: la riforma del 2019, quella dello slogan "la difesa è sempre legittima", ha davvero cambiato qualcosa? E soprattutto: doveva cambiare qualcosa?

A FAVORE

Chi chiede di riscrivere ancora la norma parte da un'obiezione morale prima che giuridica: la vittima di una rapina non è un tecnico del diritto penale con un cronometro in mano. Chi si è appena visto puntare un'arma addosso davanti alla propria famiglia non è nelle condizioni psicologiche di calcolare in quale preciso istante l'aggressione è finita e la reazione diventa reato. Il secondo argomento riguarda il messaggio che il sistema manda. Chi entra armato in un negozio sa di rischiare pochi anni; chi si difende male rischia una condanna da omicidio. I sostenitori della riforma sostengono che questo squilibrio, indipendentemente da come si giudichi il singolo caso, sposta il rischio dalla parte sbagliata: sul commerciante, non sul rapinatore. C'è poi la questione del tempo. Tra il fatto e la sentenza definitiva sono passati cinque anni. Cinque anni in cui una persona vive sospesa, con spese legali, esposizione mediatica e la prospettiva del carcere. Anche chi accetta il merito della decisione riconosce che un accertamento così lungo è di per sé una pena, e che una norma più chiara ridurrebbe l'area del dubbio. Infine la proposta concreta che circola: ampliare la presunzione di proporzionalità nelle ore notturne o all'interno dell'esercizio, e spostare più decisamente sull'accusa l'onere di dimostrare che la reazione era eccessiva. Non un'autorizzazione a sparare, dicono i promotori, ma un margine di errore riconosciuto a chi si trova dalla parte dell'aggredito.

CONTRO

Chi difende l'impianto attuale parte da un punto che considera non negoziabile: la proporzionalità non è un cavillo, è ciò che distingue la difesa dalla vendetta. Se cade quella, non esiste più un confine tra reagire e punire, e lo Stato rinuncia al monopolio della forza in favore del singolo armato. Sul caso specifico, i sostenitori della sentenza ricordano la sequenza accertata: i rapinatori avevano già lasciato il negozio e stavano raggiungendo l'auto della fuga quando Roggero ha preso la pistola e li ha inseguiti nel parcheggio. In quel momento non c'era più un'aggressione in corso da cui difendersi: c'era un inseguimento. Anche l'arma dei rapinatori, poi risultata giocattolo, non modifica il punto giuridico, perché la questione non è cosa avessero loro ma cosa stava accadendo quando sono partiti i colpi. Il terzo argomento è comparativo. Ordinamenti come quello tedesco, francese e spagnolo, esaminati proprio a partire da questo caso, arrivano a conclusioni sostanzialmente analoghe: la difesa della sola proprietà non giustifica l'uccisione. L'Italia non è un'anomalia repressiva, è allineata al resto dell'Europa continentale. Infine l'effetto pratico di un allargamento. Chi si oppone sostiene che una presunzione troppo ampia non protegge le vittime ma alza il livello di violenza complessivo: se il rapinatore sa che chiunque può sparare, entra armato per davvero. Il risultato non è meno criminalità, sono più morti: da entrambe le parti del bancone.

La sentenza su Roggero è definitiva e non è più discutibile in sede giudiziaria. Discutibile resta la norma, e il Parlamento ci ha già messo mano nel 2006 e nel 2019 senza chiudere la questione. Il nodo vero non è se la difesa sia legittima, su questo la legge è chiara, ma chi debba pagare il prezzo dell'incertezza nei secondi in cui si decide. Oggi lo paga chi reagisce. È una scelta, e come tutte le scelte si può cambiare: ma va detto che si sta cambiando quella.

OPINIONE PUBBLICA0 voti

Vota sull'app per far pesare la tua posizione.

Discussione

Unisciti alla discussione sull'app

Continua a leggere sull'app

Scarica Polemico per votare, commentare e partecipare al dibattito.

Correlati