Cronaca nera in tv: diritto di cronaca o processo parallelo?
Redazione POLEMICO

Foto: Asurnipal · CC BY-SA 4.0
Il 15 maggio 2026 il Garante per la protezione dei dati personali ha richiamato i media sul caso Garlasco, dopo la diffusione da parte di Quarta Repubblica, su Rete 4, di audio e trascrizioni di colloqui tra Alberto Stasi e il suo ex difensore: contenuti che il codice di procedura penale vieta di rendere pubblici. Nelle stesse settimane Claudio Bartoli, presidente dell'Ordine dei giornalisti, ha parlato di una situazione fuori controllo. Il delitto risale al 13 agosto 2007 e la vicenda occupa ancora i palinsesti. La questione di principio, che vale per ogni caso giudiziario, è questa: la televisione che racconta la cronaca nera esercita un diritto o costruisce un tribunale parallelo?
Chi vede un processo parallelo parte da un fatto: il 15 maggio 2026 il Garante ha ricordato il principio di essenzialità dell'informazione, secondo cui anche nella cronaca giudiziaria si pubblica solo ciò che serve a capire la vicenda. Nel caso Garlasco sono stati mandati in onda colloqui fra un assistito e il suo difensore, la cui pubblicazione il codice di procedura penale esclude espressamente. Il secondo appiglio è l'articolo 27 della Costituzione: l'imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Un talk show che alterna esperti, ricostruzioni e sondaggi in studio, sostengono i critici, forma nel pubblico un verdetto prima di quello dei giudici, e lo fa con tempi e regole che nessun tribunale accetterebbe. La terza ragione è l'audience: la stessa storia, ripetuta per anni, diventa un prodotto che vive di nuovi sospetti. Il presidente dell'Ordine dei giornalisti Bartoli ha chiesto di riaprire il comitato sui fatti di cronaca in tv, segno che i controlli attuali, a suo giudizio, non bastano.
Chi difende la cronaca nera in tv parte dall'articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestare il pensiero, e dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che la Corte di Strasburgo interpreta da decenni attribuendo alla stampa il ruolo di cane da guardia della democrazia, anche sui fatti giudiziari. Il secondo argomento è la pubblicità della giustizia: le udienze dibattimentali sono pubbliche per l'articolo 471 del codice di procedura penale, e raccontarle ad ampio pubblico ne è il prolungamento naturale. Il caso stesso, sostengono, mostra perché conta: il delitto del 2007 è tornato oggetto di attività della Procura di Pavia nel 2025 e il dibattito pubblico, televisione compresa, ha tenuto vivo il controllo sull'operato della giustizia. Chi sostiene questa tesi nota anche che il richiamo del Garante riguarda un contenuto preciso, le conversazioni con il difensore, e non la cronaca in quanto tale: il rimedio sta nelle sanzioni sugli abusi, non in un freno preventivo all'informazione.
Le due letture condividono un punto: esistono contenuti che nessuno difende, come i colloqui riservati con il difensore. Il nodo che resta aperto è dove finisca il racconto e dove inizi il giudizio, e chi debba stabilirlo: l'Ordine, il Garante, i giudici o i telespettatori. Il voto su POLEMICO misura da che parte sta oggi l'opinione degli italiani sulla questione di principio, non su un singolo imputato. PRO vuol dire che la cronaca nera in tv è diritto di cronaca, CONTRO che è un processo parallelo.
Domanda: Quando è intervenuto il Garante sul caso Garlasco? Risposta: Il 15 maggio 2026, con un richiamo ai media dopo la diffusione di audio e trascrizioni di colloqui tra Alberto Stasi e il suo ex difensore da parte di Quarta Repubblica.
Domanda: La cronaca giudiziaria in tv è vietata dalla legge? Risposta: No. L'articolo 21 della Costituzione tutela la libertà di espressione. Esistono però limiti, come il divieto di pubblicare certi atti e il principio di essenzialità dell'informazione richiamato dal Garante.
Domanda: Cosa dice la Costituzione sulla colpevolezza? Risposta: L'articolo 27 stabilisce che l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Vota sull'app per far pesare la tua posizione.
Unisciti alla discussione sull'app
Scarica Polemico per votare, commentare e partecipare al dibattito.