Dal primo gennaio 2027 l'età per la pensione di vecchiaia dovrebbe salire di un mese, a 67 anni e un mese, con altri due mesi in arrivo nel 2028: così prevede il meccanismo che lega i requisiti pensionistici alla speranza di vita, introdotto con la riforma Fornero del 2011 e basato sui dati Istat. Nell'agosto 2026 la Lega ha fatto approvare in manovra un ordine del giorno per sterilizzare l'aumento, e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha detto di essere d'accordo, rinviando le norme definitive a quando l'Istat pubblicherà il dato certificato. Tra le ipotesi alternative circola anche l'uscita anticipata a 64 anni con il Tfr. Resta da decidere se il blocco valga solo per il 2027 o diventi strutturale.
A FAVORE
Chi vuole sospendere l'aumento parte da un'obiezione di metodo: il meccanismo automatico introdotto nel 2011 con la riforma Fornero non distingue tra chi fa un lavoro d'ufficio e chi fa turni in fabbrica o in cantiere, e ogni proroga rinvia lo stesso mese a tutti allo stesso modo. La Lega, che ha portato la proposta in manovra nell'agosto 2026, sostiene che allungare ancora i requisiti scarica il costo dell'invecchiamento demografico sui lavoratori più usurati fisicamente, proprio mentre l'aspettativa di vita in buona salute cresce meno di quella complessiva. Il precedente non manca: negli anni passati il Parlamento ha già sterilizzato l'adeguamento per singole categorie, come Opzione Donna e i lavori gravosi, riconoscendo che la regola generale produce ingiustizie puntuali. C'è poi l'argomento del turnover: bloccare l'uscita dei lavoratori più anziani rallenta l'ingresso dei giovani, in un paese dove la disoccupazione giovanile resta più alta della media Ue. Per chi sostiene questa posizione, la sterilizzazione del 2027 è un correttivo puntuale, non l'abolizione della regola.
CONTRO
Chi difende il meccanismo automatico parte dai conti. Secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato, non adeguare i requisiti alla speranza di vita farebbe salire la spesa pensionistica di 3,3 miliardi di euro nel 2027 e di 4,7 miliardi nel 2028, con un impatto netto sul deficit rispettivamente di 2,7 e 3,8 miliardi una volta contate le imposte sulle nuove pensioni. Nel tempo lungo il conto cresce ancora di più: l'adeguamento automatico vale oltre venti punti di Pil di risparmi cumulati fino al 2060, circa 450 miliardi calcolati sul Pil del 2025. La ragione per cui la riforma Fornero lo rese automatico, sottraendolo alla trattativa politica di ogni manovra, era proprio evitare che ogni governo lo rinviasse per convenienza elettorale, scaricando il costo sulle generazioni più giovani che pagano i contributi oggi. Economisti come Michele Leonardi, che ha scritto su lavoce.info a sostegno dell'adeguamento, ricordano che la speranza di vita alla nascita in Italia supera gli 83 anni, e che rallentare la regola oggi significa chiedere un conto più salato a chi entrerà nel mercato del lavoro tra vent'anni.
Il nodo che resta aperto non è se la vita si stia allungando, un dato che nessuno contesta, ma chi debba assorbirne il costo: chi lavora oggi con un mese o due in più prima della pensione, oppure il bilancio pubblico e le generazioni future attraverso una spesa più alta. Il governo ha già indicato la direzione, ma la norma definitiva arriverà solo dopo il dato Istat certificato. Fino ad allora la sterilizzazione resta un'intenzione, non ancora una legge. Vota la tua posizione.
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