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DUALITÀEconomia9 ottobre 2026

Settimana corta: più benessere o costi insostenibili?

Redazione POLEMICO

Settimana corta: più benessere o costi insostenibili?

Foto: Marian Duven · CC BY 4.0

La settimana corta a 32 ore a parità di salario è tornata al centro del dibattito italiano con la proposta di legge A.C. 2067, sostenuta da Pd, Movimento 5 Stelle e Avs. Il testo prevedeva il passaggio graduale da 40 a 32 ore settimanali, con sgravi contributivi dal 30 al 60 per cento per 36 mesi alle imprese che firmano contratti di riduzione d'orario. La proposta si è fermata alla Camera dopo la relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato del 3 marzo 2026, che ha stimato un costo di diversi miliardi. Resta la scelta: lavorare meno per legge o lasciare la questione alla contrattazione?

Chi sostiene la settimana corta parte dai risultati delle sperimentazioni. In Portogallo un progetto pilota su 41 aziende e circa mille lavoratori non ha registrato cali di produttività, e solo 4 imprese su 41 sono tornate alla settimana di cinque giorni. In Spagna un programma volontario ha coinvolto 200 imprese, con orari ridotti da 39 a 32 ore a parità di stipendio.

Secondo i favorevoli, meno ore significano meno assenze per malattia, più attrattiva per i giovani e una migliore conciliazione tra lavoro e famiglia. Ricordano anche che la norma italiana sull'orario normale di 40 ore risale al decreto legislativo 66 del 2003 e non è mai stata aggiornata. La proposta A.C. 2067, aggiungono, non imponeva nulla: finanziava con gli sgravi la scelta delle imprese e istituiva un Osservatorio sull'orario di lavoro per misurare gli effetti prima di estendere la misura.

Chi si oppone parte dai numeri. La Ragioneria generale dello Stato, con la relazione del 3 marzo 2026, ha stimato per la proposta A.C. 2067 un costo compreso tra 8 e 11 miliardi di euro, senza una copertura indicata. Inoltre pagare lo stesso stipendio per 32 ore invece di 40 fa salire il costo orario del lavoro del 25 per cento, un peso che le piccole imprese, la maggioranza del tessuto produttivo italiano, faticherebbero a sostenere.

Per i contrari le sperimentazioni di Portogallo e Spagna riguardano aziende che hanno scelto di aderire, e non dimostrano che il modello regga in sanità, scuola, commercio o turni di fabbrica, dove le ore non si comprimono. Confindustria e Cisl sostengono che la riduzione d'orario vada negoziata contratto per contratto, come già avviene in alcuni settori, e non imposta con una legge uguale per tutti.

Il nodo che resta irrisolto è chi paga il passaggio. Se la riduzione d'orario aumenta la produttività, si ripaga da sola, ma le esperienze straniere riguardano campioni piccoli e volontari. Se non la aumenta, qualcuno deve coprire il costo: lo Stato, le imprese o i lavoratori con salari più bassi. Su POLEMICO puoi votare PRO o CONTRO e vedere come si divide l'opinione degli italiani su una legge sulla settimana corta.

Domande e risposte

Che cos'è la settimana corta a 32 ore? È la riduzione dell'orario normale da 40 a 32 ore settimanali, anche distribuite su quattro giorni, a parità di salario. In Italia l'orario normale di 40 ore è fissato dal decreto legislativo 66 del 2003.

Perché la proposta di legge si è fermata? Dopo la relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato del 3 marzo 2026, che ha stimato un costo tra 8 e 11 miliardi di euro, la proposta A.C. 2067 non ha trovato copertura alla Camera.

Un'azienda può adottare la settimana corta senza una legge? Sì. La legge non lo vieta, e le imprese possono introdurla con accordi aziendali o con la contrattazione collettiva.

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